17 gennaio 2020

Verona contro Inter: come quando c'era Naila Ramera

Ha fatto chilometri e chilometri per seguire il suo sogno: il calcio. Avanti e indietro, in auto o in treno, non solo verso Verona, dove ha giocato negli ultimi anni, ma anche verso Bergamo o Brescia. In Lombardia o poco più in là, in gialloblù, dove ha vinto l’unico Scudetto di una carriera comunque ricca di soddisfazione e giocata sulla linea mediana in cui lei aveva licenze offensive. L’Inter Milano nel 2011/12 in Serie A2 accende la speranza che tutto quello, un giorno, potesse prendere la piega del sogno che lei, come tutte le altre, aveva da bambina: indossare la maglia dell’Inter o quella dell’Hellas Verona. Una speranza che infatti si rinnova con la maglia del Verona Calcio Femminile, uguale uguale a quelle dell’Hellas, con cui gioca anche la UEFA Women’s Champions League. Sabato lo spettacolo non sarà solo sul campo, ma quando le bambine e le ragazze faranno il tifo indossando i colori gialloblù e nerazzurri, quelli autentici. Sabato sarà Hellas Verona contro Inter… come quando c’era Naila Ramera

Hellas Verona contro Inter, cosa significa?

“Era il sogno di quando giocavamo noi. Le prospettive che c’erano all’Inter Milano e al Verona Calcio Femminile erano quelle che tutti volevamo e che si presentano oggi, con l’Inter e con l’Hellas Verona. Speravamo tutte in questa evoluzione per avere delle basi più solide e un’organizzazione professionistica: è sempre stato il mio sogno e penso quelle di tutte le calciatrici. Tante volte ci è stato chiesto di comportarci da professioniste per numero e orari di allenamento, ma dall’altra parte spesso c’erano delle mancanze. Adesso, da fuori, posso dire che mi pare sia una situazione molto più favorevole rispetto a quando giocavo io. Dico sempre che avrei voluto nascere 10 anni dopo, ma penso che questo lo dicano tutte le calciatrici più o meno della mia età (ride, ndr)”.

Quanto ti manca il calcio?

“Giocare mi manca molto: ricordo ancora i match più importanti, quelli in cui saliva davvero il batticuore, e allora quando ci ripenso la lacrimuccia ogni tanto scende. Ormai sono quasi tre anni che ho smesso, mi è mancato e mi manca parecchio“.

Le difficoltà che hai incontrato per giocare al pallone erano la normalità qualche anno fa, mentre oggi…

“Negli ultimi anni si è vista un’enorme differenza. Io avevo iniziato a 11 anni ed ero la più piccola in una squadra in cui c’erano ragazze di tutte le età, con pochi allenamenti. Adesso questo è totalmente diverso, se una bambina vuole iniziare a giocare ha molte più possibilità, con i maschi o in selezioni giovanili totalmente femminili: in questo modo è più semplice avere una preparazione e degli allenamenti di un certo tipo. Se oggi una piccolina inizia a giocare nelle pulcine le viene data la possibilità di imparare dalle basi, mentre una volta: ‘o il calcio lo avevi nel sangue oppure era difficile migliorare’. Io poi ho sempre tentato di fare qualche piccolo lavoro mentre giocavo, ma era difficile trovare qualcosa a tempo pieno a causa degli allenamenti o delle trasferte lunghe. Quando ho giocato a Verona facevo avanti e indietro con il treno o con la macchina, ma quando ho aperto una mia attività è diventato difficile anche per altre dinamiche“.

Una carriera tra Atalanta, Brescia, Inter, Verona e… Fiammamonza, lì dove sono cresciute Glionna e Cantore: riesci a ricordarle o erano troppo giovani?

“Sapevo che c’era Sofia Cantore, ma non la ricordo, mentre mi ricordo di Benedetta Glionna. Forse con lei ho fatto anche qualche allenamento, perché seppur fosse giovanissima era stata portata qualche volta in prima squadra. Mi ricordo benissimo di aver visto la sua squadra, nelle categorie giovanili, giocare una partita al campo di Monza una sera, così avevo chiesto a un dirigente: ‘Chi è quella ragazzina lì in attacco che gioca con la fascetta?’. Era veramente forte. Quando è cresciuta e ha mostrato tutto il suo potenziale mi è venuta in mente proprio quella sera a Monza, dove già si vedeva che aveva qualcosa in più“.

Le giocatrici che ricordi di più?

“Come esempio nei primissimi anni, ma non ci ho mai giocato insieme, seguivo D’Astolfo. Al posto dei piedi lei aveva le mani, perché era veramente troppo forte. Se devo pensare invece a una compagna non saprei, ne ho avute parecchie, però nei primi anni all’Atalanta avevo un bellissimo rapporto anche in campo con Zizioli“.

La più grande soddisfazione da calciatrice?

“Pensandoci così, su due piedi, penso di poter dire lo Scudetto vinto con il Verona Calcio Femminile e successivamente la Champions. È stato l’unico campionato di Serie A che ho vinto, peraltro a coronamento di un anno in cui ero reduce da un brutto infortunio. Sono rientrata proprio in quella stagione, un percorso anche personale che mi ha portato all’enorme emozione di giocare al ‘Bentegodi’ con la maglia uguale a quella dell’Hellas, nera con inserti gialli, anche se non era la stessa società. Due emozioni fortissime e sono anche le più recenti, quelle che mi sono venute in mente per prime, ma tornando indietro nella carriera ce ne sono moltissime altre“.

Tante tue ex compagne si affronteranno sabato per Hellas Verona-Inter…

“Sono contentissima che D’Adda giochi ancora a un livello così elevato, ricordo che aveva enorme tenacia anche quando giocavamo insieme. Mi fa altrettanto piacere vedere Nichele e Pasini stabilmente in Serie A, Veronica tra l’altro è venuta recentemente a trovarmi. Nichele mi aveva colpita particolarmente perché fuori era così timida e quasi non parlava, poi invece quando è entrata in campo è cambiata e ha messo in mostra tutto quello che era. Giocava anche nel mio stesso ruolo, quindi abbiamo avuto modo di interagire molto durante gli allenamenti. Infine sono contenta che ci siano due ex Atalanta, Gritti e Zanoletti, con loro condivido dei bei ricordi“.

La Verona di Naila Ramera?

“Mi sento di dire che Verona è diventata la mia città, io oggi vivo a Peschiera e questi luoghi sono diventati la mia casa. È questa la città in cui mi volevo fermare, mi trasmette e mi ha trasmesso tanto. Degli anni da giocatrice ricordo quando, dovendomi appoggiare da qualcuno, mi facevo ospitare nell’appartametnto di Carlotta Baldo. Le prime volte che ho visto Verona l’ho vista con lei, dei bellissimi ricordi per me“.

Un pronostico per sabato?

“Vista la partita d’andata e vista la situazione di classifica sono certa che sarà una partita tosta, credo che il Verona abbia qualcosina in più di potenziale, però sinceramente non saprei dare il nome di una favorita. L’Hellas vorrà riscattarsi dal risultato maturato a Sassuolo, che non rispecchia la prestazione della squadra, mentre l’Inter, che ha pareggiato giocando bene con la Florentia, vorrà continuare a fare bene“.