Tavagnacco contro Verona: come quando c’era Alessia Tuttino

Verona – La storia di Alessia Tuttino con la città di Verona inizia nel 2001, quando veste per la prima volta la maglia del Foroni durante una stagione incredibile: prima la sconfitta, l’11 maggio 2002, nello spareggio per lo scudetto contro la Lazio, poi, il 25 maggio 2002, la rivincita sulle biancocelesti per la finale di Coppa Italia. All’epoca lei aveva solo 18 anni e quella fu la prima di tante stagioni veronesi. Il Bardolino Verona la accoglie per otto anni, la squadra che lei chiama “Un pezzo di cuore”. La città che ha vissuto è tremendamente allungata alla memoria dei paesi del lago, delle vie di Verona e anche del ‘Bentegodi’, lo stadio che ha frequentato per sostenere l’Hellas di cui era (ed è) malata la compagna Giorgia Motta, lo stadio che ha visto il Verona Femminile entrare nella storia come l’unica squadra italiana ad aver raggiunto le semifiniali di UEFA Women’s Champions League. È successo nel 2008 ed è passata una vita: con le benacensi vinse 4 Scudetti, 2 Coppe Italia e 3 Supercoppe Italiane. nel 2009 lascia Verona, vive due parentesi al Chiasiellis e alla Roma CF, ma forse mai avrebbe immaginato che si sarebbe aperta di lì a poco la seconda grande avventura della sua vita. L’altra metà di cuore. Il Tavagnacco è casa, per lei che è nata a Udine. Nel gialloblù delle friulane riesce a rivivere alcune delle inimmaginabili esperienze di Bardolino: vince 2 Coppe Italia, torna a giocare in Champions. Tuttino diventa insegnante, quando prima studiava dalle grandi calciatrici e, senza rendersene conto, lo era diventata anche lei. Nel 2018, dopo una carriera straordinaria, mette da parte il cuore pulsante per il calcio lascia spazio a un nuovo amore, importantissimo. Così diventa  moglie e poi madre, con la gioia di un piccolo Tommaso che forse da grande vorrà giocare a pallone “Come la mamma“. Sabato sarà Tavagnacco contro Verona: come quando c’era Alessia Tuttino.

L’inizio della carriera da calciatrice?
«Il primo passo della mia carriera è stato proprio nella città di Verona: avevo appena compiuto 18 anni, ho lasciato i miei genitori e dovevo ancora finire la maturità. Da quel momento ho iniziato a ‘vivere’ la città di Verona».

E poi…
«Dopo gli anni passati al Foroni Verona sono rimasta giocando però nel Bardolino dal 2001 al 2009. Poi, dopo la piccola parentesi a Roma, ho giocato per molti anni nel Tavagnacco, dal 2011 al 2018. L’esperienza al Bardolino? Ricordo l’atmosfera della città, dei paesi vicini al lago: unici come il paesaggio che la città offriva. Con il Bardolino avevamo vinto tutto in Italia e, in Europa, siamo state eliminate solo alla semifinale della Champions League. Rimarrà sempre nel mio cuore il ricordo di aver giocato in prestigiosi palcoscenici europei. L’unico rimpianto che ho di queste esperienze è che in quegli anni non c’era la possibilità, che invece c’è al giorno d’oggi, di vedere in televisione le partite grazie al contributo di Sky e delle nuove tecnologie. Il ricordo della città di Verona? Per me era una casa. Mi porterò sempre nel cuore ‘Piazza Brà’: nel tempo libero, quando ero in città, mi piaceva esplorare i vicoli partendo dalla piazza principale».

Le emozioni provate durante la stagione 2001/02?
«È stato un anno fantastico per me: prima avevo ottenuto con la mia squadra la promozione dalla Serie B, sono stata cercata dal Club Foroni Verona e infine ho potuto affrontare uno spareggio per la vittoria finale dello Scudetto contro la Lazio. Purtroppo abbiamo perso la sfida decisiva contro le biancocelesti, però poco dopo ci siamo “vendicate” nella finale di Coppa Italia conquistando il titolo. In quella stagione sono stata inoltre convocata nella Nazionale maggiore allenata da Carolina Morace: stavo vivendo un sogno, ad appena 18 anni compiuti».

Milena Bertolini e Katia Serra compagne ‘veronesi’?
«L’attuale allenatrice della Nazionale maggiore, Milena Bertolini, all’inizio degli anni 2000 era già il vice-allenatore di Leonardo Donella. Aveva, infatti, da poco terminato la sua carriera da calciatrice. Katia Serra invece giocava ancora. Che effetto provo a vederle vivamente impegnate nel calcio femminile? Milena è sempre stata caratterizzata da una determinata personalità e capacità nel sapere insegnare il suo calcio, la sua filosofia di gioco. Katia, invece, aveva una spiccata capacità di intrattenere e di dialogare con le persone in ambito calcistico».

L’esperienza vissuta a Tavagnacco?
«A Udine sono arrivata con un buon bagaglio di esperienza visti i trofei e le presenze ottenute nei precedenti Club. Ero una ‘senatrice’, quindi avevo la responsabilità di essere un buon esempio, sia sul campo che fuori, per le ragazze più giovani. La scelta di giocare a Tavagnacco era stata fatta anche per avvicinarmi di più a casa e alla mia famiglia».

Il tuo ritiro dal calcio giocato?
«Il mio desiderio era quello di sposarmi dopo la carriera da calciatrice. Quindi, quando è arrivato il momento più opportuno, ho preferito smettere di giocare. Ora sono sposata e sono mamma del piccolo Tommaso. Ad essere sincera in certi momenti mi viene voglia di tornare a giocare. Mi piacerebbe, più avanti, provare a fare il corso per diventare allenatrice di calcio. Non sappiamo cosa ci possa riservare il futuro».

I miei ricordi della Nazionale?
«Ho vissuto degli ottimi momenti in azzurro e sono molto felice per i risultati che l’attuale Nazionale ha ottenuto e sta ottenendo. Speriamo sia solamente l’inizio di un lungo percorso».

Se sto seguendo il campionato femminile?
«Qualche partita l’ho vista, e sono stata anche a vedere qualche match del Tavagnacco. Ci sono molte calciatrici nuove e ho meno conoscenze».

Rimangono però i rapporti…
«Ogni tanto ci sentiamo telefonicamente e discutiamo di qualsiasi argomento, rimaniamo sempre in contatto. Motta è sempre Motta e mi fa piacere vederla ancora in campo con l’Hellas. Ricordo anche Mella, una giocatrice molto forte ma soprattutto una splendida ragazza».

Sabato cosa accadrà tra Tavagnacco ed Hellas Verona?
«Mi aspetto una partita vera nel senso che tutte e due, ma soprattutto il Tavagnacco, hanno bisogno di fare risultato. Credo che chi riuscirà a fare goal per primo avrà grosse possibilità di portare a casa il risultato».